Archivio mensile:dicembre 2018

Grisélidis Réal, la devota puttana rivoluzionaria

Una gabbia, un divano, lunghi vestiti da sera appesi alle pareti, una sedia e un tavolino. Si presenta così la scenografia dello spettacolo Grisélidis – Memorie di una prostituta di Coraly Zahonero, andato in scena al Teatro della Cooperativa di Milano la scorsa settimana.

Ecco Grisélidis, interpretata dall’attrice Serra Yilmaz, che con i suoi capelli azzurro acceso come i suoi occhi, sta china sul tavolo a leggere. Alza lo sguardo, lo punta al pubblico, scosta la sedia e si alza. Inizia così un lungo e tagliente monologo, tratto da una storia vera, quella di Grisélidis Réal, scrittrice, pittrice e prostituta militante di origine svizzera.

Nata nel 1929 da una famiglia dotta e benestante, madre insegnante e padre professore di greco antico, Grisélidis all’età di trent’anni inizia a lavorare in Germania come prostituta, per racimolare quei soldi che il lavoro di artista non sempre le assicurava.

Ribelle a una madre asfissiante, a una rigida educazione moralista, Grisélidis ha sempre combattuto gli stati di padronanza, lavorando sempre e solo per stessa: così per la scrittura, la pittura e la prostituzione. Serra Yilmaz, attingendo direttamente dallo scrittoio dell’artista, presta la voce a una  donna rivoluzionaria e colma di umanità.

Memorie di una prostituta getta uno sguardo raro ma prezioso sulla prostituzione, presentandocela come una forma di umanesimo: il sacrificio del sé per donare ad altri spicchi di felicità. Sembra che per Grisélidis, pur non nascondendo le difficoltà del meretricio – al punto da paragonarlo ai “lavori forzati” – prostituirsi equivalga a un’opera di bene, di salvezza universale. Se non ci fossero le prostitute a chi si potrebbero rivolgere quegli uomini soli, ai margini, immigrati, storpi, depressi? Chi offrirebbe loro ascolto, attenzione, accoglienza? Grisélidis si sente investita da una missione salvifica, che realizza nella sua feroce battaglia a favore della legalizzazione della prostituzione e continuando a offrire i suoi servigi orgogliosamente fino all’età di sessantasei anni.

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Il regime della gretta ignoranza

Scrivo queste parole, allibita, arrabbiata e profondamente triste.

Il 13 dicembre avevo allegramente segnato nella mia agenda l’appuntamento in Santeria Social Club di  Milano con la mostra “Porno per Bambini”, il progetto di un giovane artista brasiliano.

Incuriosita dall’insolito titolo, cercai di andare a fondo e ho trovato la pagina Instagram dell’artista (https://www.instagram.com/cecinestpasuneppborno/). Vignette ironiche, strampalate, dolci e simpatiche, sono apparse sul mio schermo. Quelle immagini mi hanno investita con una ventata di freschezza e leggerezza: l’amore e il sesso rappresentati nel loro aspetto più ludico, irriverente e comico. “Che progetto originale!”, ho subito pensato, tutta pimpante, pregustando già la serata della mostra.

Ieri sera Facebook mi avvisa che la mostra è stata annullata.
Oggi leggo che è uscito un articolo su Il Giornale che condanna l’evento.
Oggi scopro che innumerevoli persone, tra cui giornalisti e politici, hanno riversato fiumi di critiche e condanne contro il progetto:

“Pedopornografia!

Sdoganamento della Pedofilia!

Silenzio della società civile!

Esposizione di immagini volgari a sfondo sessuale in uno spazio pubblico!

Sesso libero tra adulti e bambini!

Degrado Mondialista!”

Queste incriminazioni, cieche e ignoranti, mi fanno doppiamente male. Nessuna di queste persone è andata oltre al titolo. Tutti hanno sentenziato, sputato, mandato minacce di morte, senza valicare il confine della superficie. Decretandosi come i perfetti rappresentanti della vuotezza odierna, incapaci di sostanza, di contenuto.  Di verità.

 

 

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