Instaporn: a che cosa serve il porno nel 2018 se abbiamo Instagram?

Gironzolando e saltellando svogliatamente da un profilo all’altro di Ig, ho scoperto un secondo volto, neanche troppo celato, del social network: innumerevoli profili di ragazze giovanissime, alcune dichiaratamente minorenni, incentrati esclusivamente sull’esposizione del corpo, o meglio di alcune parti del  corpo. Tre per essere precisi: tette culo e faccino, quest’ultimo sempre sorridente-innocente-ammiccante oppure serio-intenso-provocatorio.

Sono tutte ragazze rigorosamente molto belle, giovani, dalla pelle morbida e elastica che viene voglia di accarezzare anche dallo schermo, dalle fattezze perfette e proporzionate. Un seno prosperoso ma sodo, un culo tondo, pronunciato ma mai troppo grosso.

Dove sono le ragazze di 16 anni dal culo piatto, la prima di tette e i brufoli sul faccino? Di certo non su Instagram; forse sui banchi, sfortunate compagne di classe di adolescenti che si masturbano a guardare le coetanee sensuali, miracolosamente sfuggite alla pestilenza dell’acne.

Quello che più mi incuriosisce è il perché lo facciano: perché ragazzine, ragazze, donne sfoggiano gratuitamente, senza limitazione e controllo alcuno – molti di questi profili sono pubblici e visibili a tutti– le loro parti del corpo più sessualizzate, atteggiandosi con pose degne delle migliori  porno star: foto in perizoma, foto in reggiseno, foto a quattro zampe, foto primo piano tette secondo piano mare, primo piano sedere secondo piano cagnolino.

Perché lo fanno, continuo a domandarmi. Per esibizionismo? Per appagamento? Per essere e sentirsi accettate? Per vanità? Per speranze in una carriera da modella? Per cieca emulazione della stessa modella? Per una sessualizzazione dilagante e dominante da cui non solo ormai è difficile sottrarsi ma con cui le ragazzine di oggi sono cresciute? La sessualizzazione come pane quotidiano per le nuove generazioni.

Ciò che mi stupisce di più è  che facciano questo gratuitamente, senza ricercare un fine lucrativo immediato. La competizione dello scatto più sexy è sempre più alta; la posta in gioco sempre più bassa. Il loro modo di esibirsi è il loro modo di essere, non ci sono mezzi termini, non ci sono scopi celati, non c’è la merce di scambio. Ma allora, nell’epoca delle adolescenti pornizzate sui nostri smartphone,  a che cosa serve ancora il porno?

Io, donna etero, mi eccito e, quando ne ho voglia, mi masturbo guardando le foto di queste ragazzine mezze nude. E vi dirò di più: trovo che tali immagini – e sottolineo immagini –  siano estremamente più eccitanti di un porno ad alta qualità con attori professionisti. Queste giovani sono persone normali, le classiche ragazze della porta accanto, che sì mostrano tette culo e faccino, ma chissà se poi alla fine la danno veramente a qualcuno.  Immagini che fanno scatenare desideri prepotenti e ardenti, perché appaiono avvicinabili, accessibili. In una parola: REALI. Ci restituiscono quell’inganno che il porno di oggi non è più in grado di darci e di cui forse torniamo ad avere bisogno.

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8 pensieri su “Instaporn: a che cosa serve il porno nel 2018 se abbiamo Instagram?

  1. Beh per paragonare foto sensuali di ragazze su Instagram ad un porno, credo che un porno come si deve tu non lo abbia mai visto. Perché pubblicare foto del genere? Per lo stesso motivo per il quale suppongo tu pubblichi la tua faccia: ti piaci in quella foto, ti piace la foto.

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    1. Ciao Redlights,
      ho visto molti video porno, di diverso genere, alcuni anche molto spinti e estremi (sia per curiosità personale sia per scopi sessuali) e sono ben consapevole che il contenuto sia totalmente diverso (cosa che tra l’altro metto in luce a fine articolo). La mia è una considerazione personale: ora se voglio masturbarmi con delle immagini, preferisco usare foto di ig piuttosto che un porno, le trovo più eccitanti.
      Poi, il fatto che queste foto abbiano un contenuto erotico- provocante penso sia palese e sinceramente non credo che dietro ci sia solo un mero piacersi; credo, temo?, che la questione sia di gran lunga più complessa 🙂

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      1. Ho scritto un articolo riguardo a questo genere di foto sui social, oltre al fatto che mi fa ribrezzo il tuo commento “non si fanno nemmeno pagare” ..a parte che invece molte guadagnano eccome postando delle foto, ma non capisco perché se una donna voglia esibirsi debba per forza usare il suo corpo come una merce da acquistare. Sono foto santo Dio.

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      2. Certo, io sono d’accordo con te, non fraintendere. Credo che ciascuno di noi possa fare del proprio corpo ciò che preferisce (esibirlo, coprirlo, venderlo, donarlo…); non c’è un giudizio nel mio chiedermi “perché non ricercano una finalità lucrativa”, c’è solo stupore e curiosità!

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      3. Del resto sono argomenti che schierano molto le persone, vi sono pareri molto diversi riguardo tutto ciò, in ogni caso non intendo assolutamente giudicare “stupido” il tuo pensiero, sono punti di vista! Buona serata 💋

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  2. Credo che si sia affrontata la questione dallo stesso punto di vista delle ragazze che pubblicano le immagini del loro corpo. Nessuna differenza. È un argomento molto più ampio e ridurlo ad un “pensierino” senza mancare di sottolineare più volte l’utilizzo delle immagini per il proprio piacere sessuale, non fa che da amplificatore a comportamenti che andrebbero analizzati e, se possibile, corretti.

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    1. Ciao Rino, grazie mille per il tuo commento.
      Sono d’accordo che tali argomenti – comportamenti meritino un’attenzione e un approfondimento di gran lunga maggiore, ma in questo caso mi sentivo di esplicitare solamente alcuni miei dubbi e riflessioni, senza alcuna pretesa.
      Credo che questi fenomeni, che, come dici tu dovrebbe essere indagati e sviscerati, trovino fondamento e ragion d’essere in alcune dinamiche e influenze della nostra società, oggi ormai dilaganti e radicate, e di cui purtroppo le nuove generazioni non hanno coscienza.
      Ho esplicitato il piacere sessuale che ne traggo per sincerità e voglia di rompere un tabù (difficilmente una donna dichiarerebbe di masturbarsi guardando foto di altre donne, più giovani); non mi sono preposta alcun fine educativo.

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