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Al di là del Caos. Pensieri sotto l’effetto Crash

Avete mai fatto un incidente stradale?
A me capitò all’età di quindici anni, un pomeriggio sul far dell’estate,  mentre cavalcavo il mio motorino, spavalda e su di giri per i tre mesi caldi e avventurosi che mi aspettavano.  All’improvviso comparse una macchina, che si piazzò lì davanti a me dove non doveva stare; lo scontro è stato inevitabile, un impatto forte e violento, la forza di un battito di ciglia che ha distrutto il motorino e ha fatto volare me dalla parte opposta della strada. Il motorino ferraglia accartocciata, io illesa con una micro frattura al pollice del piede destro.

Di quello scontro mi è rimasta impressa la violenza percepita con tutti i sensi meno che con la vista: sentii dentro al mio corpo la perdita di controllo, scorse nelle mie vene la velocità esorbitante. In un frangente di pochi secondi smisi di essere un corpo che cammina sulla terraferma, padrone di  sé e di ciò che lo circonda. Furono attimi in cui le membra si sovrapposero smodatamente e dolorosamente, lanciate in aria come una meteora incandescente. Diventai altro, smisi di comprendere, proiettata come un missile al di là del tempo, dello spazio, del limite tra cielo e terra. Tornai a essere solo e puro Caos. E in più sopravvissuta.

Non ripenso spesso a quell’incidente, ma la visione di Crash di Cronenberg l’ha richiamato alla memoria, riportando a galla anche zolle prima sommerse. E’ così irreale l’orizzonte sessual-meccanico proposto da Cronenberg? Crash mostra e fa vivere, e ri-vivere, quel Caos. Protagonisti sono corpi che sono stati fatti a pezzi dalla forza caotica, sono stati mutilati, handicappati, depotenziati ma sono sopravvissuti, e finché c’è una sopravvivenza ogni depotenziamento equivale a un potenziamento. Ogni scontro e mutilazione sprigiona pura energia sessuale, fonte di vita cui continuare ad abbeverarsi.
Ancora oggi mentre corro sulla strada – in macchina, in motorino, in bici –  mi trovo a pensare: “E se adesso non frenassi? Se adesso mi sfracellassi contro il camion davanti a me?”. È come con le vertigini, sono pensieri che ti solleticano il cervello e il sesso.

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Fifty-shades-of-grey

50 sfumature d’amore. Ma il sesso dov’è?

Cinquanta sfumature di grigio… torpore, aggiungerei. Grigio è infatti il colore che meglio rappresenta il primo episodio tratto dalla trilogia della scrittrice inglese E. L. James.

La trama, che già dai trailer “esclusivi” si preannunciava scontata, è appunto inconsistente. L’ incontro tra i due protagonisti è immediato, avviene dopo soli 3 minuti dall’inizio della pellicola; e da subito si capisce che sarà amore.

I dialoghi adolescenziali, patetici, ricordano le meno (più?) riuscite love story americane degli ultimi decenni e sono esasperati da alcune esclamazioni del protagonista – il bel milionario Christian Grey, l’uomo che «esercita il controllo su ogni cosa» – che proprio non funzionano e si trasformano, senza volerlo, in battutacce da bar sport («Io non faccio l’amore. Io scopo. Forte»). Con tutto rispetto per i bar sport.

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caligula

Incesto, orge e delitti. Caligola

«Attraverso Caligola, per la prima volta nella storia, la poesia provoca l’azione e il sogno la realizza. Lui fa ciò che sogna di fare. Lui trasforma la sua filosofia in cadaveri. Voi dite che è un anarchico. Lui crede di essere un artista. […] Finché Caligola è vivo, io sono alla completa mercé del caso e dell’assurdo, cioè della poesia.»
(Albert Camus, Caligola, 1941)

Nonostante la produzione risalga a fine anni settanta e l’ambientazione al 40 d.C, Caligola si presenta come un film atemporale, universale, profetico e perciò sempre attuale. Dal ritratto truce della corte romana dai costumi dissoluti e sfrenati, appare l’esasperata caricatura del potere. Una satira politica ante tempore, dove la fame di dominio e il conseguente delirio di onnipotenza sono brutalmente, ma efficacemente, rappresentati. La brama di assoluto diventa presto, una volta raggiunto, un bisogno insaziabile, un’esigenza. Caligola si presenta inizialmente come un giovanotto, sì un po’ bizzarro, eccentrico, ma tutto sommato innocuo, con il solo vizio di amare – e non soltanto “spiritualmente”– la bella sorella Drusilla. Ma una volta al vertice, iniziano i guai.

Caligola (Malcolm McDowell)

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