
Con un ruggente sussurro, mi bisbiglia all’orecchio e mi chiama.
Insolente, beffardo mi invita ad abbeverarmi alla sua fonte d’amore.
Non posso non voltarmi, pietrificata, palpitante.
È rosso profondo, quasi sanguinolento.
È lama tagliente, che squarcia dolcemente.
Mi fermo, mi inginocchio a te, illimitato riflesso.
Perché sei tu, tu scarnificato nobilmente e ignobilmente, sempre elegante nella miseria.
Il fantasma notturno, il predatore di calda savana.
Il tuo profumo intenso erode le mie muraglie.
Folate di potere sprigionate dal tuo gelido calore, dal tuo indissolubile contrasto.
Mi sfidi?
Accetto; mi prostro ad essere tuo riecheggio maledetto, tuo pregare genuino, tua forza cieca.